Tutti gli occhi puntati sul bilancio: banche e assicurazioni scendono in campo per tappare il buco (e la soglia UE è salva… per ora)!
La manovra del 2026: una svolta a misura di Europa
L’Italia, si sa, ama stupire. Questa volta lo fa con il nuovo progetto di bilancio per il 2026, approvato dal governo venerdì 17 ottobre. Al centro della scena? Una richiesta che farà tremare le filiali: alle banche e alle assicurazioni italiani verrà chiesto di contribuire alle casse pubbliche con una somma totale di 4,5 miliardi di euro. E non si tratta di uno scherzo!
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, durante la conferenza stampa seguita al consiglio dei ministri, ha voluto rassicurare tutti: “È un mix di misure (…) penso che possano essere digerite dal sistema senza contraccolpi”. Tradotto dal politichese: c’è fiducia che il sistema finanziario italiano possa reggere senza fare indigestione.
Contributi, tasse (no, niente “superprofitti”) e qualche malumore
Secondo Giorgetti, le banche hanno accettato (anche se non propriamente sorridenti) di versare questi contributi. In sostanza, verranno utilizzate alcune delle provisioni già esistenti delle banche e delle assicurazioni e sarà ritoccata anche una tassa locale sulle imprese.
- Totale atteso della contribuzione: 4,5 miliardi di euro nel 2026.
- Nessuna tassa diretta sui cosiddetti “superprofitti” delle banche, come ha orgogliosamente sottolineato Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e segretario di Forza Italia.
La questione della contribuzione bancaria è stata a lungo il principale nodo da sciogliere all’interno della coalizione di governo. Da una parte c’era la Lega, entusiasta sostenitrice della misura; dall’altra, Forza Italia che ha frenato fino all’ultimo secondo. Morale: un compromesso che scontenta un po’, ma accontenta (forse) tutti.
Un bilancio da 18 miliardi (e un occhio di riguardo al sociale)
Ma il piatto, come nei migliori ristoranti, è ricco e non si limita alle misure sulle banche. Nel menù approvato dal governo si trovano anche:
- Una riduzione delle tasse di circa 9 miliardi di euro in tre anni, con particolare attenzione al ceto medio (finalmente qualcuno si ricorda di loro oltre che per i sondaggi!).
- Un’amnistia fiscale per l’anno 2023 e altre piccole rivalutazioni che fanno sempre felici quando arrivano.
- L’aumento delle pensioni minime di 20 euro al mese (una pizzetta in più a pensionato, volendo… o forse solo il caffè e brioche, ma meglio di niente!).
- Il bonus per le madri lavoratrici sale da 40 a 60 euro mensili. Piccolo passo per il bilancio, balzo importante per le mamme.
- Pioggia di investimenti anche sulla sanità pubblica, con 5 miliardi in più nel 2026: si punta ad assumere circa 6.300 infermieri e 1.000 medici oltre ad aumentare lo stipendio degli infermieri di circa 1.630 euro entro il 2026.
Obiettivo europeo e gratitudine “calcolata”
Lo scopo dichiarato è tornare nella fascia “virtuosa” raccomandata dall’Unione Europea: un deficit pubblico al 2,8% del PIL per il 2026, al di sotto della famosa (e temuta) soglia del 3%.
Nel frattempo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni coglie la palla al balzo e ringrazia le banche per aver dimostrato responsabilità sul quadro generale del paese. Parole sue: “Attorno a una strategia che funziona e che, in fin dei conti, giova anche a loro” grazie alla maggiore stabilità finanziaria nazionale. Insomma: la squadra vince e tutti applaudono, almeno a parole.
Conclusione: ora tocca al Parlamento, ma la strada è segnata
Il progetto di legge finanziaria, con tutte queste novità (nessuna delle quali passerà inosservata agli addetti ai lavori o ai contribuenti), deve ancora essere approvato dal Parlamento italiano. I giochi sono aperti, c’è chi si prepara a discutere fino all’alba e chi spera di poter andare a dormire tranquillo con la consapevolezza che – ancora una volta – il deficit rimarrà sotto controllo.
Il consiglio pratico? Tenere d’occhio le mosse del Parlamento e, soprattutto, rimpicciolire il salvadanaio delle polemiche: per quest’anno, almeno, pare che il sistema bancario abbia deciso di collaborare. O quasi.
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